Alla scoperta di Dublino: la costa, i pub e la Guinness

Dublino è città più affascinante che bella, sia subito chiaro. Grigia e uggiosa come ci si aspetta dalle lande irlandesi, e forse anche più. Le dimensioni relativamente ridotte e l’assenza di una rete metropolitana invitano alle scarpinate.

I suoi abitanti, 600mila o giù di lì, sono amichevoli ma non quanto ci viene solitamente raccontato: dipinti come più calienti e mediterranei rispetto ai cugini d’oltre canale, dunque più vicini ai popoli latini in materia di accoglienza, modi di esprimersi e ovviamente credo religioso, sanno sfoderare certi musi duri da fare invidia ai più esperti negozianti della riviera ligure.




Alloggio: gli alberghi sono insospettabilmente cari, meglio un ostello in centro. Cibo? Bene ma non benissimo, anche se certe pietanze da pub sono da sballo: buttatevici dentro e provate.

Consigli nei dintorni: un giretto per la Contea di Wicklow, puntellata di cittadine di mare – dirle “balneari” sarebbe oggettivamente troppo –, come Bray, distanti una manciata di chilometri e raggiungibili in una mezz’ora di treno; oppure luoghi fatati come Glendalough, con il suo scenario monastico da far invidia a Tolkien.

La distilleria della Jameson trasuda Storia, storie e sbronze, ma il miglior modo per godersi la città e la sua secolare tradizione alcolica è il sontuoso percorso nel birrificio della Guinness: con 20 Euro ci si gode un tour di un paio d’ore, si degusta, si impara, si spilla e si beve, concludendo il giro sulla cima dell’edificio, di fronte a una vetrata a 360 gradi e con la città ai propri piedi.

 

Matteo.