Alla scoperta della Thailandia (Parte 4)

… continua da Parte 3.

23 dicembre: Chiang Mai

Come prima cosa, vogliamo andare a vedere il tempio situato a Doi Suthep, sulle alture della provincia di Chiang Mai. Fermiamo un songthaew libero e saliamo sul tipico mezzo di trasporto thailandese. Usciti dal centro cittadino imbocchiamo una strada in salita e tutta a curve. Il tempio si trova a circa 1000 metri di altitudine. Dopo una rapida sosta per qualche foto in un punto panoramico (purtroppo c’era un po’ di foschia), l’autista ci lascia ai piedi della scalinata del Wat Phrathat. Qui alcune bambine vestite con abiti tradizionali thai si fanno fotografare insieme ai turisti per pochi baht. Attenti a toccar loro la testa: sarebbe un gesto molto maleducato per la cultura Siam.




Il complesso del Wat Phrathat è molto grande e per vederlo tutto con calma ci restiamo più di un’ora. Sulla cartina vediamo che sono segnate delle cascate e, una volta usciti dal tempio, decidiamo di cercarle. Chiediamo un passaggio e per pochi spiccioli ci portano all’ingresso del percorso. La lunga camminata sull’asfalto si trasforma presto in una scarpinata in mezzo alla giungla. Le cascate si fanno vedere dopo una bella oretta di cammino e, tra l’altro, non sono niente di che. Inoltre scopriamo che se restavamo sulla strada asfaltata le cascate sarebbero state subito dietro l’angolo. In ogni caso il bello dell’avventura è stato proprio quello di entrare nella giungla thailandese.

Tornati a Chiang Mai su un songthaew condiviso con una coppia giapponese, ci rifugiamo in un Wawee Coffee con Wifi per decidere quale delle tante escursioni fare l’indomani. La voglia di cavalcare un’elefante è, ormai, davvero troppa. Lette un paio di recensioni su Internet, ci dirigiamo verso un ostello dove poter prenotare la nostra escursione di un giorno.

Per cena andiamo al Night Bazaar dove compriamo l’ennesima cianfrusaglia della vacanza e dove ci facciamo fare un bel massaggio ai piedi di un’ora per 5€. Alcuni di noi, invece che il massaggio, optano per andare a vedere un incontro di Muay Thai al Loikroh Boxing Stadium per 600 baht (15 euro). Dopo il massaggio e l’incontro torniamo in albergo. Domani ci aspetta l’escursione.

24 dicembre: l’escursione

È la vigilia di Natale e la passeremo tra farfalle, elefanti, cascate e fiumi. Il programma del One Day Trekking prevede, infatti, la visita al giardino di farfalle e orchidee, un giro in elefante, la visita alla tribù del collo lungo, una camminata alla cascata e il rafting nel fiume.

Alle 8 del mattino arriva il pulmino a prenderci direttamente in hotel e conosciamo i nostri compagni d’avventura: una coppia di portoghesi, una coppia di spagnoli, padre e figlio svizzeri e noi, sei ragazzi italiani. Il giardino delle orchidee e delle farfalle passa quasi inosservato, mentre il grande clou della giornata – il giro con gli elefanti – è attesissimo. Prima della cavalcata, però, ci portano a vedere il villaggio delle donne giraffa. Ci spiegano che il collare che portano e che allunga loro il collo è nato come protezione dai morsi di tigre ma, al giorno d’oggi è diventato solamente un oggetto di culto e di bellezza. Dopo qualche foto con le Long Neck, finalmente, ci fanno salire sull’elefante.

long-neck
Due donne e un uomo giraffa

Non è il massimo della comodità. La pelle è dura e stare a cavalcioni sul grosso collo della bestia è, alla lunga, dolorante. Meglio si sta sul seggiolino montato sul dorso dell’elefante anche se, in discesa, si rischia di scivolare in avanti. Il giro dura poco meno di una mezzoretta ed è una delle esperienze più belle di tutta la Thailandia. Dopo l’elefante si fa ora di pranzo e gli organizzatori del tour ci offrono un pasto tipico avvolto in una foglia di banana da mangiare con le bacchette di legno. Ci accontentiamo e dopo la crisi iniziale ci accorgiamo che in effetti non è poi così male.

Siamo solo a metà della giornata. Dopo pranzo e dopo qualche minuto di relax inizia la lunga camminata verso la cascata e il laghetto. Il tragitto è davvero lungo ma bello. Passiamo su ponticelli ricavati da tronchi d’albero, scalette di legno, rocce, piante, ruscelli, e così via. Arrivati alla cascata, dopo un’ora circa di camminata facciamo il bagno. L’acqua è davvero fredda ma quando ci ricapiterà un’occasione del genere?

Per completare il programma dell’escursione manca il rafting. Il sole ormai è sceso oltre gli alti alberi della foresta e inizia a fare fresco. Armati di coraggio aspettiamo i gommoni e, insieme ad un pilota esperto, scendiamo il fiume tra schizzi freddi e tanto divertimento. Finite le ripide c’è da percorrere un pezzo di fiume più tranquillo e ci fanno salire sul bamboo rafting. In pratica è una zattera creata da canne di bambù che naviga tranquillamente lungo il fiume. Non so se siamo noi che pesiamo tanto o se era quella particolare zattera a non essere perfetta, fatto sta che eravamo più immersi che a galla. Con il bamboo rafting finisce la nostra giornata di escursioni. Forse la più bella giornata della vacanza.

 

La sera prenotiamo in un ristorante chiamato La Lanterna di Genova. Conosciamo subito il proprietario del locale, Luca di Sestri Ponente (GE), che una quindicina di anni fa ha lasciato tutto in italia per iniziare una nuova vita in terra asiatica. Ora è sposato con una thailandese e hanno una bella bimba. Mangiamo una buona pizza, beviamo qualche birra e qualche giro di limoncello offerto da Luca, e usciamo per ultimi dal locale. Su suggerimento dello stesso Luca, ci dirigiamo al Warm Up, un bellissimo locale nella zona universitaria con musica dal vivo e dj-set. Consigliato.

È l’ultima sera a Chiang Mai, l’indomani abbiamo il volo presto, direzione Phuket. Prendiamo un taxi alle 3 che ci porta in albergo, chiediamo all’autista se può tornare lì un’ora dopo, chiudiamo le valige, dormiamo una ventina di minuti e poi risaliamo sullo stesso taxi, verso l’aeroporto. Ma ormai è già un altro giorno.




Continua