Diario di Viaggio alle Canarie (parte 1)

Cinquanta euro di aereo all’andata, trentasei al ritorno: con dei prezzi così, una vacanza alle Isole Canarie è obbligatoria. I giorni disponibili sono dieci e, seppur ci sarebbe piaciuto vedere tutte le sette isole dell’arcipelago canario, la nostra scelta ricade su Tenerife, Fuerteventura e Lanzarote. Due persone, dieci giorni, tre isole. Fin da subito siamo consapevoli che sarà un tour de force.




A rendere ancora tutto più avventuroso e faticoso, la scelta di non prenotare alcun alloggio dall’Italia. Ogni giorno, a seconda della zona, avremmo cercato la sistemazione più comoda per la notte stessa. Da casa prenotiamo solo i trasporti (volo Milano-Tenerife, aereo interno Tenerife-Fuerteventura, traghetto Fuerteventura-Lanzarote e volo di ritorno Lanzarote-Milano), le auto a noleggio (una per Tenerife e una per Fuerteventura e Lanzarote) e compriamo la fidata guida della LonelyPlanet.

 

Tenerife

Atterriamo a Tenerife in orario intorno a mezzogiorno. Sull’isola, una delle più note di tutte le Canarie, esistono ben due aeroporti: uno a sud, su cui voliamo da Milano, e uno a nord da cui partiremo per le altre isole. La parte sud di Tenerife è quella in assoluto più turistica. Lunghi palazzoni di hotel, privi di ogni tipicità dello stile canario, hanno praticamente unito quelle che qualche anno fa erano tre località diverse: Costa Adeje, Playas de las Americas e Los Cristianos. Quest’ultima, inoltre, è meta principale dell’orda di italiani e stranieri che partono da casa per cercare fortuna all’estero. Non è detto che la trovino ma, se non altro, si passano qualche anno senza il bisogno di mettersi un giaccone. Siamo a fine novembre e il clima è mite, anche se il cielo lo immaginavamo più sereno. Fin dal primo giorno, invece, incontriamo nuvoloni che oscurano il sole per lunghi tratti della giornata. Peccato.

Per pranzo ci lasciamo ispirare da un mercato gastronomico consigliato dalla LonelyPlanet: el Mercado La Pepa, a Los Cristianos. C’è un po’ di tutto: croquetas, sea food, paella, specialità italiane, sushi, gelati, insalatone, carne, ecc. Per accompagnare la mangiata di croquetas, fritto misto di mare e insalata, decidiamo di prendere la prima birretta della vacanza. Dicevano che in Spagna – alle Canarie soprattutto – la birra costasse poco. E invece ecco la prima sorpresa: ordiniamo due piccole e ci chiedono la bellezza di… 1 euro. Non costa poco, pochissimo.

L’idea per il pomeriggio era di rilassarci e goderci il sole in spiaggia in modo da ricaricare le batterie per l’indomani, quando sarebbe iniziato il viaggio vero e proprio alla scoperta di Tenerife, Fuerteventura e Lanzarote. Il sole, però, non è d’accordo con il nostro piano e proprio non vuole uscire a riscaldare spiaggia e mare. Allora decidiamo di scappare dalla sequenza infinita di hotel e residenze, e andiamo a Las Galletas, piccolo paesino sul mare sull’estrema punta sud di Tenerife, a un paio di chilometri da Los Cristianos. Qui l’ambiente è più tranquillo, con una bella passeggiata sul mare e con le rocce nere vulcaniche. Sì perché le Canarie sono un arcipelago di derivazione vulcanica. Proprio a Tenerife c’è il vulcano più alto d’Europa, terzo al mondo dopo i due vulcani hawaiani. El Teide è, inoltre, il picco più alto di tutta la Spagna.




Il secondo giorno di Canarie ci alziamo presto proprio per andare sul Teide. Salutiamo Francesco, il proprietario dell’appartamento dove abbiamo dormito la notte (personaggione, meriterebbe una storia a parte), carichiamo tutto sull’auto noleggiata – è una Capture molto spaziosa –, lasciando a portata di mano felpa, giacca e maglia termica, e percorriamo la strada che ci porterà dal mare ai 2000 e più metri del Teide. Il picco più alto è in realtà a quota 3718 metri d’altitudine ma la strada arriva a 2356. Da lì parte una cabinovia per raggiungere il punto più alto della Spagna.

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La strada per arrivare al Teide

Lungo la costa il tempo non era dei migliori ma, salendo verso il vulcano, il cielo ha iniziato ad aprirsi lasciando le nuvole a una quota più bassa. Arrivati sul lungo altopiano del Teide, finalmente, il cielo completamente azzurro. Superata la quota dei 2000 metri, il freddo vero inizia a farsi sentire, così come il vento forte, freddo e tagliente. Cappello, occhiali da sole, maglia termica, maglietta, felpa, giacca e scarpe pesanti sono stati davvero molto utili. Dopo esserci fermati in molti punti panoramici a scattare foto e ammirare il paesaggio lunare ai nostri piedi, arriviamo alla partenza della teleferica e ci mettiamo in coda per prendere il biglietto. Dopo qualche minuto, però, ci dicono che fermeranno la cabinovia per troppo vento. Peccato, ma ciò che abbiamo visto ha valso il viaggio, lungo le strade del Teide, dal quale scendiamo dal lato nord.

A discesa quasi conclusa ci imbattiamo ne La Orotava, cittadina consigliata dalla LonelyPlanet. Finalmente vediamo abitazioni caratteristiche canarie. Lo stile è quello coloniale con estrema varietà di colore e capacità di immergersi nella flora tipica della zona, che poi è quella africana. A La Orotava ci sono ben due giardini botanici, gratuiti e piacevoli da visitare. Grandi palme, bei fiori e, soprattutto, un tipo di albero che non avevamo mai visto prima: il Drago. La nostra breve sosta in questo paesino si conclude con la visita della Casa de los Balcones, casa-museo sulla vita canaria di un tempo.

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Il Drago

Proseguendo verso il mare arriviamo a Puerto de La Cruz, dove decidiamo di pernottare. Riserviamo una stanza nell’hotel più economico della cittadina con l’applicazione di Booking.com, e cerchiamo un parcheggio non troppo lontano dallo stesso. La posizione dell’hotel Puerto Azul è ottima, in pieno centro. Le stanze un po’ meno belle, in ristrutturazione, ma chi se ne frega: basta avere un letto.

Concludiamo la seconda giornata andando a mangiare in un ristorante consigliato dai nostri amici della LonelyPlanet: la Meson Los Gemelos. Il locale è molto carino, super caratteristico e la carne – ordiniamo una grigliata mista – davvero buona. Con la pancia piena facciamo un giro per il paese. Puerto de La Cruz è viva la sera, con musica proveniente dai diversi bar presenti nella piazza principale e nelle vie limitrofe. Nonostante la vita e il turismo, la cittadina ha conservato lo stile canario coloniale e ce ne accorgiamo soprattutto il giorno dopo, quando con la luce del giorno possiamo ammirare la varietà di colori delle case.




Inizia così il nostro terzo giorno a Tenerife e dopo una bella passeggiata lungo le vie e il porto di Puerto de La Cruz, con tanto di pioggia, riprendiamo il nostro viaggio verso Santa Cruz de Tenerife, la capitale dell’isola. La città sembra una piccola Barcellona e, in effetti, non sembra neanche di essere alle Canarie. C’è il tram, ci sono strade ampie a più corsie, c’è il porto commerciale, c’è un lungomare piacevole, c’è il centro storico ma anche quello moderno, con vie pedonali piene di negozi delle marche più note al mondo. È comunque una bella città, piacevole da visitare in giornata.

Cerchiamo sulla nostra fidata app di Booking.com un posto in zona dove dormire ma è tutto pieno o fuori budget. L’unica soluzione è deviare leggermente dall’itinerario. Finiamo così in un ostello a Guimar, una ventina di chilometri a sud di Santa Cruz. Pazienza, magari incontriamo qualcosa di bello e inaspettato. Alla fine, viaggiare senza un itinerario studiato a tavolino mesi e mesi prima, è bello proprio per questo. L’ostello Explorers Retreat, gestito da un inglese, è proprio una di quelle cose belle e inaspettate di cui sopra ma, probabilmente, l’unica cosa degna di nota a Guimar. In particolare restiamo affascinanti dalla parte all’esterno dell’ostello: un bel giardinetto con comode poltrone, tavolini, stendini per stendere i panni e docce. La mattina successiva Filippo ha optato proprio per la doccia esterna, con estrema soddisfazione. L’ostello ha anche una zona in comune dove poter cucinare ma, essendo sprovveduti di ogni forma di cibo, optiamo per cercare un ristorante nelle vicinanze. Su TripAdvisor scegliamo quello che ci sembra il migliore e ci incamminiamo a piedi. Non l’avessimo mai fatto: il ristorante, dato sulla cartina di Trip a un quarto d’ora di cammino, non sembra esistere. Inoltre il cammino non è piacevole ma percorre una strada in cui le vetture sfrecciano ad alta velocità. Niente da fare, torniamo indietro e, questa volta cerchiamo il ristorante sulle mappe di Google: è dall’altra parte del paese. Dopo una mezzoretta di cammino, nuovamente lungo strade pericolose o buie o entrambe, arriviamo al locale. Casa Pepe è un bel ristorantino caratteristico in cui assaggiamo una selezione di formaggi della casa e il coniglio in due versioni: alla griglia e alla canaria. La seconda versione è molto buona ma iniziamo a capire che la cucina delle Canarie si basa su grandi quantità di aglio. Dopo la lunga camminata per tornare all’ostello, esausti, ci addormentiamo quasi subito. È l’ultima nostra notte a Tenerife.

La mattina ci alziamo relativamente presto e ci dirigiamo verso l’aeroporto nord di Tenerife da cui partiremo per Fuerteventura. Prima di imbarcarci sull’aereo, però, abbiamo il tempo di visitare La Laguna, altra cittadina consigliata dalla guida. Il tempo è sempre capriccioso: sole, nuvolo, pioggia, di nuovo sole e via dicendo. La Laguna è un bel paesino, con un paio di vie molto colorate, da cui forse ci aspettavamo qualcosa di più. Sarà stato il meteo, sarà stato il mercato gastronomico, dove volevamo mangiare, chiuso, sarà stato il poco tempo a disposizione… Non lo sappiamo, ma ci aspettavamo di più. La visita resta in ogni caso consigliata, specialmente se avete un volo da Tenerife nord. La Laguna è, infatti, prossima all’aeroporto.

Dopo aver fatto il pieno di carburante – spendendo davvero poco per tutti i chilometri percorsi – riconsegniamo l’auto all’agenzia di noleggio e ci mettiamo in coda per il check-in.

Prossima tappa: Fuerteventura!

Continua…